Sitar e strumenti indiani

Un ponte sonoro tra Oriente e Occidente, capace di rivoluzionare per sempre il suono del pop. Dal primo esperimento di Norwegian Wood alle vette mistiche su Sgt. Pepper, il sitar e gli strumenti della musica indiana accompagnarono George Harrison in una delle più affascinanti trasformazioni musicali dei Beatles.

Il sitar è uno strumento a corde della tradizione classica indostana, celebre per il suo timbro ipnotico e risonante. Caratterizzato da una cassa armonica ricavata da una zucca essiccata (tumba), un lungo manico con tasti mobili in ottone e un caratteristico ponte (jawari), deve gran parte del suo suono inconfondibile alle numerose corde simpatiche (taraf), che vibrano per risonanza insieme alle corde melodiche principali.

Il primo incontro di George Harrison con la musica indiana avviene nella primavera del 1965, ai Twickenham Film Studios, durante le riprese del film Help!. Sul set della scena ambientata al ristorante indiano, George rimane affascinato dagli strumenti suonati dai musicisti presenti. Pochi mesi dopo, durante il tour americano dei Beatles, David Crosby dei Byrds gli parla della musica di Ravi Shankar e George inizia ad ascoltarne i dischi.

Tornato a Londra, George va da Indiacraft, un emporio in Oxford Street, e compra il suo primo sitar: un modello economico, di qualità piuttosto modesta. Harrison lo porta ad Abbey Road e nell'ottobre 1965 riprende a orecchio la melodia vocale di John in Norwegian Wood (This Bird Has Flown). In studio l'approccio è pionieristico: salta anche una corda e nessuno sa come sostituirla, costringendoli a chiamare in soccorso l'Asian Music Circle di Londra. Nonostante tutto, è una svolta epocale: Norwegian Wood, pubblicata su Rubber Soul, porta il sitar nel cuore del pop occidentale.

Dopo aver registrato Love You To in aprile 1966, con la partecipazione del tablaista Anil Bhagwat, nel giugno dello stesso anno Harrison incontra finalmente Ravi Shankar a Londra e riceve da lui le prime dritte. Poche settimane dopo, durante il primo viaggio dei Beatles in India, acquista un nuovo strumento dalla storica bottega Rikhi Ram & Sons di Nuova Delhi e a settembre George torna in India con Pattie per circa sei settimane, studiando il sitar con Shankar e immergendosi nella cultura e nella spiritualità indiana. Un'esperienza destinata a cambiare profondamente il suo approccio alla musica.

Il salto di qualità si sente immediatamente e raggiunge il vertice nel 1967 su Sgt. Pepper con il capolavoro mistico Within You Without You. L'esplorazione prosegue poi con The Inner Light, con la base strumentale registrata a Bombay nel 1968 insieme a un'intera formazione di musicisti indiani.

Col tempo Harrison comprende l'incredibile disciplina richiesta per diventare un vero maestro di sitar e decide con umiltà di fare un passo indietro per tornare a focalizzarsi sulla sei corde. L'esperienza con la musica indiana, però, avrebbe cambiato per sempre il suo modo di ascoltare e pensare la musica.

Non solo sitar: gli altri strumenti indiani usati dai Beatles

Con la passione di George per l'India, ad Abbey Road arrivano molti altri strumenti della tradizione indiana. Alcuni vengono suonati direttamente da George Harrison, altri da musicisti indiani chiamati a collaborare alle registrazioni.

  • Tanpura (o Tambura)
  • Swarmandal (o Surmandal)
  • Tabla
  • Dilruba
  • Pakhavaj
  • Tabla-Tarang

Il sitar in alto, prodotto da Kanai Lal & Brother, è esattamente quello acquistato da George Harrison da Indiacraft nel 1965 e usato per la registrazione di Norwegian Wood. Durante il viaggio di nozze con Pattie Boyd alle Barbados, nel febbraio 1966, Harrison lo regala all'amico George Drummond, dopo aver ricevuto un sitar migliore. Drummond lo conserva per decenni, fino alla vendita all'asta da Nate D. Sanders.

#theladdersit
info e contatti

scrivici »